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Carnitina: cos'è, effetti e controindicazioni

Carnitina: cos'è, effetti e controindicazioni

La carnitina è una sostanza di natura proteica sostanzialmente presente, in condizioni fisiologiche, nell'organismo sano: si tratta, più propriamente, di un amminoacido non essenziale. Il termine ci ricorda la 'carne', ed in effetti è proprio così: viene dal latino "caro, carnis" e fu scoperta proprio nella carne bovina.

Indice:

Carnitina, cosa è?

La carnitina, spesso, risulta essere impiegata per le sue innumerevoli proprietà coadiuvanti nel trattamento di alcune patologie rilevanti, come Alzheimer, Parkinson e altre forme neurodegenerative. In altri contesti, molto più frequenti e vulgati, la carnitina viene usata come integratore nelle sue normali quantità assumibili, poiché spesso, a causa di fattori genetici o predisposizione, è facile trovarsi in condizioni di carenza corporea dell'amminoacido ramificato. Tra i principali scopi per cui è utile integrare quotidianamente la carnitina, troviamo:

  • impiego nelle diete, in concomitanza con uno stile di vita sano e sportivo ed una dieta strutturata; grazie alle sue proprietà di shuttle degli acidi grassi (e dunque di loro acceleratore metabolico);
  • inoltre, la carnitina è ampiamente usata come integrazione per lo sportivo che svolga attività altamente consuntive e depauperanti per il fisico, tali da rendere necessaria una integrazione amminoacidica;
  • in alcuni trattamenti per pazienti affetti da disturbi del sistema cardiovascolare e circolatorio.
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Carnitina, a cosa serve

Ma ora esaminiamo con maggiore cura le funzionalità fisiologiche della carnitina; ovvero, tutte quelle normali attività che svolge all'interno della macchina corporea per favorire le funzioni di cui sopra.

Il principale impiego della carnitina che esploreremo insieme è la capacità di favorire il metabolismo lipidico, la quale la rende particolarmente interessante come integratore nell'ambito di diete ipocaloriche, anche restrittive, volte al dimagrimento e alla riduzione della massa grassa corporea. In questo caso, infatti, dobbiamo additare come maggiore responsabile del favoreggiamento metabolico la capacità della carnitina di occuparsi della beta ossidazione degli acidi grassi, ovvero quel processo tramite cui le catene lipidiche del nostro organismo vengono lise per produrre energia (con la conseguente riduzione del grasso corporeo).

In particolare, vediamo che la carnitina è quella molecola impiegata per favorire l'ingresso delle catene lipidiche nelle cellule, andando oltre le membrane plasmatiche, al fine di essere beta ossidate e produrre energia. La presenza della carnitina in questo caso è un fattore necessario e sufficiente per avviare il metabolismo lipidico. Il processo viene detto shuttle della carnitina, e può avvenire su due piani: inibizione o attivazione.

Nel caso dell'inibizione della beta ossidazione, il metabolismo viene impedito. Questo avviene soprattutto nei casi di iperglicemia e ricchezza scorte di glicogeno, ovvero quando l'energia della cellula è a livello medio-alto. Non c'è bisogno di ulteriori forme energetiche, per cui la beta ossidazione deve essere inibita: anzi, al contrario, il fegato inizia il processo di lipo sintesi a partire dalle fonti energetiche disponibili. La carnitina, in questo caso, viene silenziata da un meccanismo di inibizione enzimatica: l'enzima responsabile della sua attivazione non funziona più. La carnitina non viene attivata, la sua funzione di trasporto rimane silente.

Il contrario avviene in condizioni di ipoglicemia, vale a dire, quando il corpo si trova in una situazione di necessità energetica. Qui, gli acidi grassi devono essere metabolizzati, perché il glucosio nel sangue non è abbastanza da soddisfare le necessità metaboliche della cellula. Ovviamente, questa condizione è tipica dei casi di forte riduzione energetica (come nelle diete ipocaloriche chetogeniche) e durante una intensa attività sportiva. In questi specifici casi, l'allarme che scatta nel corpo è la ridotta concentrazione di energia, sotto forma di ATP. Al contrario, aumentano i livelli ematici di ADP e AMP, i metaboliti dell'ATP, che indicano una carenza di glucosio.

Attraverso una serie di reazioni chimiche di fosforilazione dei substrati, si arriva ad un messaggio chiaro da parte dell'organismo: c'è bisogno di energia! Questo messaggio è tradotto nella ridotta presenza di una molecola di segnalazione, chiamata Malonil CoA. A questo punto, lo shuttle della carnitina funziona in modo ottimale, riportando elevata la concentrazione mitocondriale di carnitina, e favorendo pertanto l'ossidazione degli acidi grassi con conseguente produzione di ATP.

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La Carnitina può favorire la perdita di peso?

A causa dell'elevata presenza di L-carnitina nei processi metabolici degli acidi grassi, si è giustamente ipotizzato che una sua integrazione possa essere utile nei regimi di perdita di peso e dieta ipocalorica. Infatti, è stato dimostrato che l'aumento della carnitina aiuta effettivamente il corpo nella beta ossidazione, produce energia sotto forma di ATP e pertanto favorisce sia l'allenamento sportivo sia il cosiddetto metabolismo brucia grassi.

Visto ciò, si è arrivati a produrre numerosi composti a base di carnitina da impiegare nei regimi di ristrettezza dietetica, e soprattutto da utilizzare nell'alimentazione dello sportivo per favorire la perdita di massa grassa in favore di quella muscolare. La presenza di carnitina nel sangue, immessa con l'alimentazione e le integrazioni, è effettivamente corrisposta ad un aumento dei suoi stessi livelli nei muscoli, dove potrebbe favorire l'attività sportiva e ridurre i livelli di stanchezza. In particolare, questi regimi sono stati testati con una integrazione settimanale di tre dosi di carnitina/week, il che avrebbe anche ridotto i danni muscolari associati ad un allenamento intenso e prolungato. Questa funzione nel recupero della stanchezza durante la palestra o le attività consumanti è stata provata con l'integrazione di una dose giornaliera di 2-4 grammi di carnitina, che produrrebbe un salutare aiuto alle funzionalità mitocondriali e una minore sensazione di depauperamento dei muscoli.

Dopo tutte queste parole, cosa possiamo affermare? Sì, la carnitina è impiegata nei processi di metabolismo brucia grassi e produzione di ATP, dunque la sua integrazione è consigliabile anche nei contesti di una dieta ipocalorica volta al dimagrimento e alla perdita di massa grassa, nonché coadiuva nei processi di recovery dopo intensa attività sportiva. Ovviamente, però, questo non significa che il suo uso indipendentemente dal resto garantisca un immediato risultato come perdita di peso e affaticamento: al contrario, è sempre necessario combinarlo con una specifica dieta adatta alla situazione e al soggettivo metabolismo dell'individuo.

Integratori di carnitina: quali sono e in quali forme?

In commercio, come sempre, potrete trovare innumerevoli varianti di carnitina, sotto forma di metaboliti sintetici e in vario stato fisico. Tra le due principali varianti della carnitina (che troverete sempre e comunque in forma L, perché si tratta della stereoisomeria dell'amminoacido metabolizzabile dal nostro corpo), vi presentiamo:

L-Carnitina Tartrato, ovvero la forma probabilmente più comune in assoluto dell'amminoacido; si trova di norma negli integratori pensati per gli sportivi sotto forma di capsule, ed ha un altissimo grado di assorbimento. Questo significa che l'amminoacido passerà all'interno del sangue in maniera rapida, veloce ed efficace, arrivando subito a destinazione nelle cellule muscolari e promuovendo le sue funzioni metaboliche. La L carnitina tartarato è prodotta dal nostro organismo in modo più o meno naturale dalla sintesi degli amminoacidi Metionina e Lisina, in particolare nel fegato e nei reni, dove avviene la maggioranza delle vie sintetiche delle proteine. Gli integratori di L carnitina tartarato producono di solito una grande concentrazione di carnitina nei tessuti muscolari, in modo da dare uno sprint energetico alle cellule durante l'attività fisica. Di solito, viene consigliata l'assunzione dell'amminoacido in integrazione ad una dieta calibrata sull'entità dello sport e la costituzione del soggetto.

Acetil L-carnitina (ALCAR), è la seconda forma dell'amminoacido più utilizzata nell'industria alimentare integrativa, ma anch'essa si sintetizza nei tessuti epatici a partire dalla Lisina e Metionina. La differenza strutturale rispetto alla forma di L carnitina vista prima è la presenza di un gruppo acetile legato alla molecola, che le conferisce una maggiore liposolubilità: in questo modo, le è permesso di attraversare la barriera ematoencefalica, esplicando la sua funzione anche nelle cellule neuronali. Questa forma acetilata di carnitina è ideale per ridurre l'affaticamento cellulare e dunque particolarmente consigliato per chi desidera effettuare integrazioni nell'ambito di una dieta sportiva ricostituente e riduttiva della massa grassa. Inoltre, essendo molto facilmente biodisponibile e dunque assimilabile dal nostro corpo, è più adatta per coloro che hanno difficoltà nel metabolismo digestivo.

 

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Ma questi integratori, in che modo vanno assunti?

Molto spesso ci viene fatta questa domanda. Sappiamo a priori di questo che il dosaggio di carnitina è più o meno standardizzato: la dose ottimale è di 1000 fino a 4000 mg giornalieri per la carnitina di tipo La tartarato; invece, di 600-2000 mg al giorno per la carnitina acetilata.

Effetti collaterali dell'uso di carnitina

La carnitina fa male? Certamente, da sola e con le giuste precauzioni, no. Ma possono anche esserci casi in cui è necessario prestare attenzione. Tra i principali sintomi di una eccessiva presenza di carnitina nel corpo (che si manifestano dunque a seguito di una assunzione eccessiva, che sia di surplus rispetto a quella giornaliera consigliata, oppure che si riscontrino per via di una mal tolleranza al principio attivo) troviamo: nausea, diarrea, dolori addominali, vomito.

In caso di pazienti psichiatrici, affetti da disturbi del comportamento e senso di agitazione, nevrosi e mancanza di attenzione, la carnitina è sconsigliata perché potrebbe acuire tali sintomi e portare ad un peggioramento della manifestazione clinica.

Quando non dev'essere usata la L-Carnitina?

L'uso di L-Carnitina è sconsigliato fortemente nei pazienti in cui sia stata accertata una ipersensibilità, intolleranza o allergia al principio attivo.

Per quanto riguarda l'uso di carnitina in gravidanza e allattamento, non ci sono chiare indicazioni in merito. Nonostante la presenza di alcuni test di laboratorio su cavie sperimentali, non ci sono stati proseguo clinici che possano darci certezza in merito agli effetti collaterali eventuali su pazienti in allattamento e maternità.

Effetti della carnitina a causa di interazioni farmacologiche

Di solito, viene sconsigliato il concomitante uso di carnitina con alcune categorie farmacologiche come antibiotici, didanosina, stavudina, zalcitabina, acido valproico, poiché potrebbero esserci interazioni cinetiche con l'uso della carnitina, ritardandone o compromettendone il metabolismo corretto. Inoltre, aggiungiamo a titolo informativo che la presenza di una forte carenza in Vitamina C potrevbe essere concomitante con un deficit secondario di carnitina.

Devo sapere qualcos'altro prima di prendere -L-Carnitina? A causa delle interazioni con le categorie di pazienti cardiologici o con malattie neurodegenerative di cui abbiamo parlato nel primo paragrafo, è sempre bene affidarsi al consiglio del proprio medico in caso di assunzione di integratori di L Carnitina.

Quali integratori di L carnitina comprare?

A seguito di questa analisi sulla carnitina e le sue proprietà, ecco alcuni esempi di integratori da utilizzare in caso di integrazioni consigliate di L carnitina, a scopo sportivo e/o nutrizionale:

Carnitine 1000 100 tabs

ACCEL 1-G 100 cpr

CARNITINE COMPRESSED CAPS 120 cps

Carnitina 1000mg 10ml

Carnitin Liquid 500ml

Acetyl L-Carnitine 1000 100 tabs

Acetil L-Carnitina 1 g 60 cps

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