dimagrire dopo i 40 anni

Perché dimagrire dopo i 40 anni è più difficile (e come riuscirci lo stesso)

Perché dimagrire dopo i 40 anni è più difficile (e come riuscirci lo stesso)

A trent'anni funzionava così: qualche cena saltata, un paio di settimane di attenzione e i jeans tornavano a chiudersi senza discutere. Adesso, anche se mangi con criterio da un mese e hai ripreso a muoverti, la bilancia si sposta di qualche etto quando va bene. Non è un'impressione e non è questione di forza di volontà: dopo i 40 anni il corpo risponde in modo diverso. Succede sia agli uomini che alle donne, anche se per ragioni che non sono necessariamente tutte uguali.

Il metabolismo c'entra, ma meno di quanto si pensi. Con gli anni si tende a perdere massa muscolare e questo riduce un po' le calorie che il corpo consuma a riposo. Quello che cambia davvero spesso è la vita intorno: giornate piene, più ore seduto tra lavoro e spostamenti, un sonno più corto e frammentato. Tutto il movimento spontaneo che a vent'anni capitava da solo oggi è sparito dall'agenda senza che te ne accorgessi.

La buona notizia è che proprio su queste cose si può lavorare, anche con il calendario pieno. Per capire da dove ricominciare, conviene prima vedere cosa è cambiato.

Indice:

Cosa cambia dopo i 40 anni?

Partiamo dal punto che hai già sentito mille volte: con l'età il metabolismo tende a rallentare. La massa muscolare diminuisce e il corpo consuma meno calorie anche quando non fa niente, perché il muscolo è un tessuto che costa energia solo per essere mantenuto. Questo rallentamento però è graduale, e da solo non basta a spiegare perché a 42 anni fai il doppio della fatica che facevi a 30. Se la spiegazione fosse tutta lì, basterebbe ritoccare un po' le porzioni e il problema sarebbe risolto.

Lo hai già provato e sai che non funziona così.

Il primo cambiamento vero riguarda proprio il muscolo, che se ne va in silenzio. Succede spesso perché negli anni sono sparite le attività che il muscolo lo costruivano e lo mantenevano: il calcetto del giovedì, le partite a tennis, la palestra. Quello che resta a volte è una camminata ogni tanto e poco altro, ma mantenere il cuore allenato non basta a difendere la massa muscolare.

Il secondo cambiamento sono gli impegni quotidiani. Il lavoro ti tiene seduto otto ore, gli spostamenti li fai in macchina, i weekend ruotano attorno agli impegni dei figli e le serate finiscono sul divano perché l'energia è quella che è. Ogni pezzo di movimento spontaneo che a vent'anni capitava da solo (le scale, i tragitti a piedi, le ore in giro con gli amici), oggi è stato sostituito da qualcosa di stazionario. A questo si aggiungono un sonno più corto o frammentato e uno stress che non molla mai, due fattori che aumentano la fame di cibi ricchi e rendono tutto più in salita.

Il risultato è che insieme al tuo corpo è cambiata anche la vita che gli sta attorno. Capire questo è il primo passo, ma il punto di partenza non è identico per tutti: negli uomini e nelle donne questi cambiamenti passano da strade ormonali diverse.

Se sei una donna: estrogeni, sonno e dove va a finire il grasso

Per una donna il protagonista di questa fase è il calo graduale degli estrogeni, che inizia con la perimenopausa. É una transizione lunga, diversa per ciascuna donna, e per molte comincia ben prima della menopausa vera e propria, a volte già dopo i 40.

L'effetto più visibile riguarda dove il corpo decide di mettere il grasso. Con gli estrogeni più bassi, l'accumulo tende a spostarsi da fianchi e cosce verso l'addome. Magari sulla bilancia il numero è simile a quello di cinque anni fa, ma i vestiti raccontano un'altra storia e il punto vita è il primo ad accorgersene.

A questo si aggiungono due compagni di viaggio sgraditi. Il sonno diventa spesso più leggero e frammentato, con risvegli notturni che prima non c'erano, e dormire male alza la fame del giorno dopo, soprattutto quella di cibi ricchi e zuccherati.

In più il corpo diventa più sensibile allo stress, e lo stress in questa fase non manca mai. Il cerchio si chiude da solo: riposi peggio, mangi peggio, sei più frustrata.

Su cosa puntare?

La priorità in questa fase è l'allenamento di forza. Difendere e costruire muscolo è il modo più concreto che hai per tenere attivi i consumi e contrastare la ridistribuzione del grasso. 

Attenzione: i pesi non ti renderanno “massiccia”, perché costruire volumi importanti richiede anni di lavoro mirato. Ti renderanno più solida, dentro e fuori.

La seconda leva sono le proteine, distribuite in ogni pasto e non concentrate solo a cena. Una colazione con uova o yogurt greco lavora per te molto più del caffè con due biscotti mandato giù di fretta.

L'errore da evitare è il taglio drastico delle calorie. Proprio ora che il corpo è più sensibile allo stress, una dieta molto restrittiva rischia di costarti muscolo, sonno e umore, cioè le tre cose che ti servono di più. 

Un deficit moderato e sostenibile funziona meglio, anche se chiede un po' più di pazienza. I risultati arrivano con tempi diversi da quelli di dieci anni fa, ma arrivano.

Se sei un uomo: testosterone, muscolo e la pancetta che avanza

Per un uomo il cambiamento passa dal testosterone, che inizia a calare in modo graduale già a partire dai 30-40 anni, all'incirca dell'1% l'anno. É una discesa lenta, che però sommata negli anni si fa sentire.

Il testosterone è l'ormone che aiuta a costruire e mantenere la massa muscolare. Con livelli più bassi, il muscolo si difende peggio e abbiamo già visto cosa significa per i consumi quotidiani. 

Il risultato si vede in un punto preciso: l'addome. Il corpo maschile concentra il surplus proprio lì, in forma di grasso viscerale, quello profondo che spinge la pancia in fuori. Braccia e gambe sono rimaste più o meno quelle di prima, ma la cintura ha guadagnato un buco ed è arrivata la classica pancetta da quarantenne.

C'è un motivo in più per prenderla sul serio, oltre allo specchio. Il grasso viscerale è il tipo più legato a glicemia e salute cardiovascolare, quindi il girovita dice del tuo stato di forma più di quanto dica la bilancia.

Su cosa puntare?

Anche per te la priorità è l'allenamento di forza, ma con una premessa: non serve tornare ad allenarti come a vent'anni. Servono due o tre sessioni a settimana, fatte con criterio e con carichi che crescono piano. La regolarità costante batte sempre il mese di entusiasmo seguito da tre mesi di divano.

Il punto debole tipico, a questa età, sono le calorie che non vengono percepite come cibo. Le birre della partita, il vino a cena, gli aperitivi, le cene di lavoro: sul bilancio della settimana pesano, anche quando i pasti di casa sono in ordine. Non serve eliminarle, serve sapere che esistono e dargli un tetto.

Occhio anche agli strappi. Il corpo a 40 anni risponde ancora bene, ma punisce gli eccessi improvvisi, come il weekend sportivo dopo settimane da fermo che finisce in uno stiramento. Per misurare i progressi usa il metro da sarta sul girovita: trenta secondi ed è più onesto della bilancia!

Muoverti di più quando non hai tempo di allenarti

C'è una buona notizia nascosta in tutto quello che abbiamo detto finora. Se gran parte del problema sta nel movimento spontaneo che la vita ti ha tolto, allora gran parte della soluzione sta nel recuperarlo.

La cosa migliore è che non servono ore e ore libere (che generalmente non hai!). Il dispendio di una giornata non è fatto solo di allenamenti: tutto quello che fai in piedi e in movimento, come camminare, salire scale, sbrigare cose in casa, somma energia consumata, e a fine settimana quella somma conta parecchio. Gli studiosi la chiamano NEAT, termogenesi da attività non associata all'esercizio: è la voce da cui puoi ripartire subito.

Il primo posto dove recuperare sono le scale. Fatte a passo deciso sono un vero micro-allenamento per fiato e gambe, e la ricerca lo conferma: anche poche rampe ripetute più volte al giorno, per qualche settimana, migliorano la forma fisica in modo misurabile. Tre piani in ufficio, due o tre volte al giorno, valgono più di quanto pensi e non richiedono né tuta né doccia.

Il secondo fronte di battaglia sono le ore sedute, che pesano soprattutto quando sono ininterrotte. Bastano un paio di minuti in piedi o camminando a intervalli regolari per cambiare il quadro della giornata. In pratica: alzati a ogni telefonata, fai camminando le call in cui non serve lo schermo, vai di persona dal collega invece di scrivergli in chat.

Poi ci sono i tempi morti, che sono occasioni travestite. Mentre l'acqua della pasta bolle o il forno va in temperatura ci stanno due minuti di squat o di piegamenti. Gli studi più recenti dicono che proprio queste dosi piccole, se fatte con un po' di vigore e con costanza, lasciano il segno su fiato e metabolismo.

Anche la vita domestica conta come movimento vero, dalle pulizie al giardino. E se hai figli, il parco è una palestra travestita: giocare con loro invece di guardarli dalla panchina è la voce di dispendio più piacevole di tutta questa lista. Restano i classici, scendere una fermata prima, parcheggiare lontano, fare a piedi le commissioni vicine: veri, ma li conoscevi già.

É chiaro che non devi fare tutto. Scegli invece due o tre di queste abitudini e rendile automatiche, finché non ti accorgi nemmeno più di farle. Questo movimento rubato ai tempi morti non sostituisce l'allenamento di forza di cui abbiamo parlato, gli lavora accanto. E a proposito di cose che lavorano accanto, vale la pena spendere una parola anche sugli integratori.

E gli integratori?

Nel modo più onesto possibile: nessun integratore fa il lavoro al posto tuo. Il deficit, l'allenamento di forza, il sonno e il movimento quotidiano restano le fondamenta, e se quelle mancano, nessuna capsula o compressa può cambiare la realtà. Quando però le fondamenta le hai messe, un supporto può accompagnare i punti dove dopo i 40 si fa più fatica.

Il glucomannano, per esempio, è una fibra che assorbe acqua nello stomaco e contribuisce al senso di pienezza. Può essere utile se il tuo punto debole è la sazietà, ora che il fabbisogno è calato ma la fame è rimasta quella di prima. L'acido alfa lipoico, invece, è una molecola coinvolta nel metabolismo energetico, che alcuni scelgono come supporto quotidiano sul fronte della gestione degli zuccheri.

Un integratore ha senso come ultimo tassello di un quadro che funziona già. E se assumi farmaci o hai dubbi, il parere del medico o del farmacista viene prima di qualsiasi acquisto.

Da dove puoi ripartire

Il corpo con cui fai i conti oggi non è quello di dieci anni fa, ma non è un corpo rotto: è un corpo che chiede strategie diverse. E adesso sai dove guardare, il muscolo, il movimento quotidiano, il sonno, non solo il numero sulla bilancia.

Non serve rivoluzionare tutto da lunedì. Scegli una leva, una sola, e falla partire questa settimana: le scale in ufficio, l'orario in cui vai a dormire, due sessioni di pesi.

Se poi vuoi capire meglio tutti i motivi per cui il peso non scende, li abbiamo raccolti in una guida dedicata. Se invece ti stai allenando ma non dimagrisci prova a leggere la guida dedicata!, 

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